domenica, 12 agosto 2007

Piuccheperfetto
di Arimane e Cronomoto
(nel blog di Cronomoto, illustrato; giugno 2007)



- C’è una rete da tendere, mi avevi detto, ricordi?

Avevano iniziato subito a tirare i primi fili; si aggiunsero altri, e altri ancora.
Come equilibristi, testavano timidamente le prime connessioni; qualche trapezista - così li chiamavano - azzardò movimenti più ampi, fino a quel momento inconcepibili.
Dicevano che avrebbe potuto crescere indefinitamente. Per accumulo e sedimentazione, moltiplicando tentacoli e pseudopodi immateriali quanto le parole di cui erano composti.
Le connessioni che si erano andate disegnando erano infinite e spesso al limite della probabilità; alcuni percorsi erano dei capolavori di intelligenza o di ironia. Le correnti che attraversavano l'immenso reticolo conducevano chi si affidava loro su sentieri avventurosi e sempre inediti.
Sembrava - e forse era davvero così - che non potesse esservi migliore rappresentazione della velocità, del dinamismo: una grande architettura pulsante, rapida, attraversata da corridoi, cunicoli, passaggi, anfratti, iati e ponti sospesi, arditissimi. E poi, ancora, luoghi oscuri, difficilmente raggiungibili; fili tenui e grosse gomene, grovigli e delicate ragnatele.
 
- Era facile espandersi, riversando i propri pensieri: si allineava-no parole, immagini, sensazioni e tanto altro, e sempre di più: ci si confrontava da un capo all’altro di questi fili.
- Sì, era inebriante - che ingenuità! - scoprire che tutta quella varietà legava sempre più strettamente gli individui tra loro, scorrendo in sinapsi artificiali cui avevamo dato solo il timido via. A noi era parso di congiungere stelle…
 
Le connessioni, sempre più tese, surriscaldate nelle diramazioni ormai così complesse da rendere indistinguibili gli inizi e le fini, stavano accendendo spontaneamente dei fuochi che riunivano coaguli di pensiero, sempre meno mobile e sempre meno nobile.
 
- Ce ne accorgemmo tardi. Ricordi, vero? In un primo tempo lo intuimmo, lo sospettammo soltanto. La moltiplicazione dei legami, la proliferazione delle trame poteva trasformarsi in una gabbia, in un bozzolo, a bloccare le ali di qualsiasi farfalla.
- Non ci facemmo molto caso: era ancora troppo attraente, l’idea di lanciare rampini e tirare le corde per poi scivolarvi esaltati fino al prossimo nodo.
 
Le sfumature iniziali avevano poi iniziato a mescolarsi in un solo colore: sembrava davvero quello cercato da tutti, le scritture, diversissime, convergevano verso forme sempre meno distinguibili. Come se i pensieri, anche contrastanti, unici e irrepetibili si trasformassero in un gigantesco, monolitico “nulla”.
Adesso è tutto è immobile; una macchina indolente il cui il potente generatore si è guastato. Un enorme scarabocchio… le idee partono e arrivano balorde, perdono subito la loro distinta brillantezza. Si riavvolgono in loop come una vecchia bobina malandata.
 
- Resta qualche piccola area scoperta…
- Solo una, forse, molto piccola. E’ l’ultimo lembo di rete non coperto dal Motore, dall’inesorabile mappatura. Ma guarda: è primitiva, elementare; l’isolamento l’ha degradata…
- Un po’ rozza sì; ma riconosco i lampi di intuizione dei pionieri di un tempo. Se ci muovessimo da qui? Non saremmo tracciabili, nemmeno dalle Vedette.
- Vuoi sabotare la nostra stessa creatura…
- Sì. Mieteremo fili, bloccheremo le stazioni di arrivo e di partenza, taglieremo ogni capo di questo groviglio. Infileremo il dubbio nei viadotti, faremo crollare i ponti, recideremo le linee lasciandole penzolanti, imperfette, ma pronte ad accogliere nuovi impulsi e a trasmetterli, liberi, a chi li vuole raccogliere. Riapriremo le strade all’immaginazione e all’intuito, così.
- Torniamo indietro, dunque?
- O forse andiamo un po’ più avanti.
ArimaneBis, 15:43 | link | commenti (1)
Commenti
#1   15 Maggio 2008 - 20:33
 
carissimi voi! giungo qui con piacere da un commento di Cronomoto a un mio post di oggi...che dico: dalle parole scarabocchiate (come diceva lei) cent'anni fa da Virginia Woolf. Bella riflessione la vostra, e vera, molto vera...e scritta con efficacia.
Chissà se il punto sono le "sinapsi artificiali", così goffe, infondo...chissà!
Certo Virginia scriveva di altre sinapsi e anche di solarità umana (che tanta ne aveva...) .Ma non mi dilungo oltre. Grazie!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lemmaelabel

Commenti