venerdì, 08 giugno 2007

Seirenes

E' il mio lavoro. Lo faccio con scrupolo, preciso e attento, anche se non posso dire che mi piaccia o mi appassioni. Tiro le funi spellandomi i palmi nonostante i guantoni in dotazione, che sono sempre logori e induriti dalla fatica umida di molte mani. Guardo dentro la cesta, frugo per non trascurare nulla; se tutto è a posto, se in mezzo non si annida qualche banale creatura buona solo per nutrimento, la rovescio nel contenitore grande, che si riempie rapidamente. Quando il sudore mi appiccica troppo i capelli alle tempie, resisto alla voglia di togliere subito le cuffie prima di allontanarmi dal mio posto per andare a fumare. Anche a distanza, senza cuffie si sentono, però. Non è grave come quando ci sei in mezzo, è vero, ma una certa impressione la fa sempre, anche a chi sta qui da anni. A volte i nuovi mi avvicinano, sempre con lo stesso discorso sulla meraviglia per le piccole dimensioni e la quantità delle nostre prede; dicono che le pensavano diverse, grandi, solenni, rare, come le raccontano da millenni. Che quel brulicare in fondo alla cesta li sconvolge. Io rispondo sempre la stessa cosa: che guardiate o no, quello che importa è che non togliate le cuffie: solo dopo che saranno addolcite dalla registrazione, filtrate sul supporto digitale, quelle migliaia di voci inaudite si potranno ascoltare senza pericoli fatali. Eccetto quello segretamente annidato nel loro nome, che sa di laccio che cattura e non lascia più andare. Li controllo senza farlo sembrare, i nuovi. So quanto sia forte la tentazione di lasciarsi portare via dai toni di quelle voci irresistibili, per chi ha addosso una qualche inquietudine nascosta. E quanto sia prezioso il frutto dei furti, rischiosissimi, ché i contenitori imbottiti in cui le infilano per portarle via non visti non sempre sono sufficienti a ovattare quei suoni. So di giovani compagni arrivare esausti e quasi folli dai clandestini che avevano loro commissionato il furto e rinunciare alla paga pattuita in cambio di una o due delle creature che avevano sottratto e che li avevano soggiogati irrimediabilmente. Un'illusione, peraltro, la loro: vivono poco, all'esterno; ingrigiscono, la voce si fa flebile, cessano i loro movimenti liquidi e muoiono, raggrinzite. A coloro che hanno resi schiavi non resta che la speranza di trovarne un'altra che assomigli a quella perduta, ma - si dice, e io ci credo - fra i milioni di individui di questa specie antichissima non ne sono mai esistiti due uguali. E' per questo che ne prendiamo il più possibile; per questo, immobilizzate nei bytes, smorzate dalla codifica, le loro nenie stridenti o pastose, acute o sussurrate hanno soppiantato subito polveri e fumi, pastiglie e foglie sminuzzate. Perché ciascuna regala una maniera diversa di perdersi. 

ArimaneBis, 19:31 | link | commenti (13)
Commenti
#1    10 Giugno 2007 - 00:11
 
bytes che sfumano nell'entropia, questo solo siamo?
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#2    10 Giugno 2007 - 09:23
 
Un ulisse neuromantico, forse.
Il canto ipnotico lo immagino provenire da antichi modem.

(Sicura che "Seirenes" piacerebbe assai a W. Gibson )
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#3    10 Giugno 2007 - 10:00
 
*Ice:
Era un signore piccolo, anziano e molto old styled. Lo ascoltavamo come si ascolta un oracolo. Un giorno poggiò una mano sulla spalla di una in prima fila e disse: "Chi di voi direbbe mai che questa bella figliola è in realtà una pazza danza di elettroni?" Desiderammo tutti di essere delle particelle elementari, non importa di che tipo.


*crono:
hai dato alle piccole e pericolose creature la voce che non ero riuscito a pensare.
Un cicalare incoerente, alieno, ossessivo, misterioso, irresistibile...
(Vado a riesumare il vecchio modem...)
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#4    10 Giugno 2007 - 19:02
 
dio che cose belle.
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#5    12 Giugno 2007 - 19:57
 
grazie del passaggio fuggevole ma per nulla ombroso
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#6    13 Giugno 2007 - 10:48
 
non so perchè si ha sempre questa nostalgia,
perchè quando si è qua si vorrebbe tornare là e poi
perchè vivendo il nostro presente abbiamo invece foga di raggiungere un futuro che ci trascini via veloce.
forse lo sanno loro, che ci osservano dal microscopio; sorridono divertiti e incuriositi dal nostro affanno quasi isterico di circunnavigare il nostro piccolo, piccolissimo mondo sferico.
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#7    13 Giugno 2007 - 20:38
 
Questo testo sa di gorghi e di abissi, di brulichii da vertigine.
Mi ricorda una delle teste composite dell'Arcimboldi, quella dedicata all'Acqua.
Sono rimasta impigliata in quella rete, o in quella cesta, non so, ad inseguire, anni fa, l'arabesco formato dalle direzioni degli sguardi.
Lo stesso incantamento, ora, nasce da questo testo.
Grazie, Arimane. E' molto bello.
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#8    13 Giugno 2007 - 22:42
 
già...che cose belle.
utente anonimo

#9    14 Giugno 2007 - 11:21
 
mi hai trascinato via, per qualche istante, come la magia della voce di una di quelle piccole creaturine...
Hai ragione, non ne esistono mai due di uguali, mai...
utente anonimo

#10    14 Giugno 2007 - 13:45
 
*cominciare:
Tanti hanno pensato che siamo osservati NEL microscopio; ma l'idea che qualcuno ci osservi - e divertito, anche, e incuriosito - DAL microscopio, forse dovremmo cominciare a prenderla in considerazione.


*nebbie:
Eh, i lucidissimi deliri di arcimboldo... anche di quelli ci siamo nutriti.
Lusingato quasi fino all'imbarazzo, dal riferimento!


*anonimo (leptotene):
Grazie, benvenuta.


*anonimo (diluvio):
La scrittura porta sempre in un "altrove", sogno o incubo che sia.
Lieto di vedere che le piccole sirene sanno fare il loro mestiere ;)
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#11    14 Giugno 2007 - 23:48
 
Ulisse docet…
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#12    15 Giugno 2007 - 12:54
 
L'atteggiamento di Odisseo, che non rinuncia ad ascoltare le sirene, avido di conoscenza , di esperienze, di piacere (che poi sono la medesima cosa) è quello degli intellettuali alla Huxley (vale la pena leggere i pur didascalici L'isola e Le porte della percezione, almeno quanto Il Mondo nuovo; si segue un filo che va da Blake a Jim Morrison, alla fine), che non rinunciarono a sperimentare stupefacenti vari, assicurandosi con delle salde corde all'albero della nave per non essere trascinati nei loro gorghi. Pare che con queste sirene questi espedienti funzionino meno.
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#13    17 Luglio 2007 - 11:55
 
un post che oscuramente incanta.
Anna
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