Fermi
Si sono fermati tutti, da molto tempo. Seduti con le braccia abbandonate o appoggiati a un muro o con la testa reclinata sul braccio piegato a fare da cuscino, distesi nei letti o anche su prati o rocce o divani. Alcuni sono perfino in piedi, ma non camminano. Vivi, sono vivi, respirano. Ma non si muovono, e gli occhi senza movimento appaiono privi di sguardo; aperti ma perduti. Mi ci muovo in mezzo, io, per le strade, nei negozi e nei bar, nelle biblioteche e nei teatri. Potrei prendere un dolce qui, un libro là, un vestito, un disco o un'auto: non si muoverebbero. A volte li scuoto, li scrollo forte, ma al più riesco a farli cadere; senza un movimento che li protegga, che ristabilisca il loro equilibrio, sbattono a terra braccia o teste; né li sveglia il loro stesso sangue che si allarga a macchiare l'asfalto. A volte torno nella strada dove per la prima volta mi sono accorto dell'immobilità che stava conquistando il mondo. Torno a rivedere lei, bellissima e sempre giovane, e non conto più le volte che le ho gridato o pianto il mio assurdo amore di sconosciuto. Adesso che le forze cominciano a mancarmi, adesso che le erbe incolte sono diventate foresta fra strade e case ormai da tanto tempo senza cure, mi chiedo se, addormentandomi io, il mondo non ritorni a muoversi.





