venerdì, 18 maggio 2007

Tris

Guardo il mondo da una vetrina. Al di là, delle cose incomprensibili: uno che gesticola e urla per strada, una scatoletta nera all'orecchio; dei mucchi di fogli stampati e ripiegati urlano di chissà cosa; auto con le sirene spiegate passano velocissime fra i passanti indifferenti; un ragazzo percorre e ripercorre stolidamente la piazza su una tavola a ruote, saltando alla fine del marciapiedi. Mi annoio, alla fine, non riesco proprio a capire. Accendo una sigaretta, guardo il fumo che si avvita verso l'alto in volute oscillanti mentre bevo la birra dal collo della bottiglia. Tanti mi dicono vai, vai! Ma a me non interessa, non ci sono mai stato dentro, non ci andrò mai.

Guardo il mondo da una vetrina. Al di là, le cose di sempre: due ragazzi si prendono la mano, lei ha un broncio scherzoso; un turista chiede di una strada, una donna dimessa risponde gesticolando, lui annuisce, si vede che non è convinto; un uomo in divisa da avvocato saluta un altro quasi uguale, frettoloso. Non sento le voci, ma è tutto chiaro, quello che avviene. Com'è chiara anche la pelle della ragazza che cammina veloce - auricolari inforcati - verso una speranza, e sparisce dietro l'angolo. Chiedo ancora birra, accendo ancora una sigaretta. Fuori non ho saputo vivere; mi chiedo quanti di quelli che vedo sappiano farlo, al di là delle apparenze. Non è affar mio, in ogni caso: le mie carte le ho già giocate, mi resta questo tavolo, affacciato alla vetrina.

Guardo il mondo da una vetrina. Al di là, delle cose per me inaudite: un enorme fuoristrada dai vetri azzurrati cerca di imboccare una stradina costeggiata di antiche case aggraziate; il guidatore impreca, rosso in viso, poi sgomma in direzione opposta; un rotolo di cartoni davanti a un negozio con la pensilina nasconde un individuo lacero e assente che sta per addormentarsi; una giovane donna in jeans firmati con l'espressione ottusa trascina un bambino dalla maglietta costosa macchiata di gelato. E' tutto affannato, tagliente, misero. C'è qualche squarcio di cielo, però. Spengo la sigaretta, finisco la birra in un solo sorso, raccolgo la mia sacca. Dovrò vivere fuori, adesso; è il mio turno, fra poco. 

ArimaneBis, 00:37 | link | commenti (4)
Commenti
#1   18 Maggio 2007 - 11:20
 
Guardo Tris da uno schermo che stamattina diventa un vetro trasparente.
Che diventa "sguardi" su questo mondo.
Non abituati a quanto di "affannato, tagliente, misero" è incomprensibilmente concepibile e vivibile (serenamente o indifferentemente, sembrerebbe)oltre quella vetrina, al di là
degli squarci di cielo.

Nella mia fretta ottusa solo la terza volta ho colto la bellezza dei tre incipit
"Guardo il mondo da una vetrina. Al di là...."
Mi fermo, rischio di ricopiare Tris ;)
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#2   18 Maggio 2007 - 13:59
 
Come spesso mi accade leggendoti, mi commuovo, rammentando altri luoghi, altre sensazioni.
Bellissimi tutti e tre, legati indissolubilmente l'uno all'altro. Fotografie in movimento, immagini, vive, al di là del vetro.
Mi piacerebbe fare come Mary Poppins e "saltare dentro" le tue immagini, per viverle, per esserci.
Lieta che tu sia tornato.
m.
utente anonimo

#3   20 Maggio 2007 - 16:25
 
la vita è sempre generosa. Le persone si accaniscono contro il destino, ma il destino offre vetrine infinite.

molto bello.
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#4   20 Maggio 2007 - 18:33
 
*cominciare:
bello vedere una lettura ottimista di uno scritto di atmosfera pessimista.
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