Cinque Falsi incipit, secondo quanto proposto da Zop, ma a partire da narrazioni che a loro volta sono Falsi incipit: ciascuna frase iniziale dei falsi diventa a sua volta oggetto (vittima?) dello stesso gioco: la costruzione di altri microracconti che la includono come (provvisorio?) explicit.
Per seguir virtute e conoscenza
Appena aprii il file, mi resi conto di venire a sapere cose che erano state accuratamente e ragionevolmente nascoste per molto tempo, e che la loro conoscenza avrebbe cambiato radicalmente la vita di moltitudini di persone. Immaginai la corsa spasmodica a possedere quelle formule, la lotta fra le grandi imprese che ci avrebbero speculato furiosamente, il sogno sciagurato ed esaltante di tanti che avrebbero voluto rivedere i cari ormai andati, rivivere i gesti di un tempo giovane, eliminare nella culla il nemico. Quando avevo rubato la password, io non avevo in mente tutto questo, lo giuro.
(ispirato da Manginobrioches, Identità; su Herman Melville, Moby Dick)
Spirali
Avevo nove anni, nel Natale del 1947, quando ebbi in dono la trottola che adesso tengo fra le mani, trovata rovistando in una soffitta. Le righe coloratissime sono sbiadite, l’asse a vite che la faceva girare è bloccato dalla ruggine, ma la ricordo scintillante e magicamente illusionista, appena scartata sotto l’albero. Quelle spirali che fuggivano mi invitavano ad andare con loro. A fuggire anch’io dalla casa dove si viveva solo mestizia e rigore. Le guardavo per ore, per giorni, mi ci perdevo.
Anche quando la casa morì, me la portai dentro, e per fuggirla ricordai le spirali e ne cercai altre, contorte, chimiche, senza colori, stavolta. Mi hanno accompagnato per il resto della vita. Anche adesso, con la trottola davanti, stringo il laccio sopra il gomito e inietto quella speranza di spirali. Credo che in qualche modo la mia sfortuna sia iniziata nell’inverno del 1947.
(ispirato da Flounder su Ray Bradbury, Cronache marziane)
Risposte
Dopo montagne da scalare, fiumi a guado, zagaglie e belve, arrivammo all’isola. Come nei miti e nei romanzi, il saggio aveva scelto di dispensare la sua sapienza solo a chi l’avesse raggiunto dopo molte prove.
Ma che qualcosa non andava lo capimmo subito, quando il vecchio mostrò meraviglia per le nostre armi e uniformi. Gli dicemmo comunque della guerra crudele per vincere la quale avevamo riposto speranze nella sua conoscenza.
Rispose dopo un lungo silenzio affranto, quasi un requiem per le innumerevoli vittime che gli avevamo detto.
- Non so più nulla, non posso saperlo. Ormai da molto tempo vivo su questa roccia.
(ispirato da Cronomoto, Messaggero; su Ovidio, Metamorfosi)
Routine
Vengono a prendermi nella casa del vicolo verso sera. Non oppongo resistenza, non servirebbe a nulla. Sono quasi sollevato che la mia fuga sia finalmente finita. Fin da quando avevo nascosto il pacchetto e i soldi avevo pensato al capo che dava ordini senza quasi parlare; ai ragazzi – i miei amici – che rovistavano a casa mia, alla cava dopo lo svincolo dove avevo io stesso portato più volte qualcuno.
Ghigno mi saluta, quasi con gentilezza, entrando con la pistola in mano. Mi lascia prendere la giacca, perfino. Il viaggio inizia subito. Il basso. Il vicolo. La strada. La tangenziale. L’autostrada. Vado verso l’interno, verso la campagna, o meglio mi portano.
(ispirato da Ventoditerra su Erri De Luca, Montedidio)
Prigione
Adesso che tutto è finito, adesso che la catastrofe ci ha travolti tutti e non ha più importanza che si sappia chi ha fallito, adesso posso dirvelo.
Avevamo sognato di tornare a sentire quei sapori scomparsi, di rivedere il mondo pulito che ricordavamo e che avevamo perso, di ricreare, di rivivere, di cambiare gli errori.
I miei colleghi avevano fatto quasi tutto; il viaggio si sapeva come iniziarlo. Restava solamente da evitare che ci si bloccasse, che i brandelli del tempo piegato si congiungessero e creassero un cerchio senza uscita.
Anni di calcoli e di pensieri, di vicoli ciechi, di infinite albe che mi trovavano sveglio e vinto. Poi, in un mattino freddo e tagliente, la soluzione. Limpida, semplice, levigata dalla lunghissima riflessione. La procedura da seguire non era altrettanto levigata e limpida: mi fu affidata, dal momento che ero stato io a pensarla. Passai mesi a metterla a punto, a imparare la successione dei gesti che avrei dovuto compiere quasi alla cieca. Quando entrai dal responsabile del progetto annunciando la fine del lavoro, il complicato algoritmo era impresso nelle mie fibre, mi era familiare come una qualsiasi funzione vitale. Fu dato il segnale di avvio; entrai subito in azione, efficiente, esaltato e sicuro.
Sbagliai tutto e, credetemi, non fu facile.
(ispirato da Ventoditerra su Heinrich Böll, Opinioni di un clown)
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