martedì, 06 marzo 2007
Un altro falso incipit: in punta di piedi, l'immaginaria premessa a una storia molto amata.


Prima del Deserto

Il capitano era quello con la giubba blu. Passava ore a guardare i dettagli dell’uniforme, dipinti con sorprendente maestrìa sul piombo della figurina da poco prezzo, compratagli con altre come succedaneo consolatorio dell’inarrivabile soldato da collezione. Il gesto al quale era atteggiato esprimeva autorità decisa, senza esitazioni, la mano alzata a indicare avanti; molto più espressiva ed eroica dell’altra, che stringeva la pistola con un po’ di goffagine, quasi che la vera arma fosse il dito teso e non la canna brunita.
Nelle battaglie che combatteva, non visto, nei campi di sterpi dietro le case si sforzava di imitare il gesto del soldato di piombo; e rimpiangeva che non ci fosse uno stagno, una pozza in cui specchiarsi per confrontare l’effetto con l’immagine sempre presente nella sua mente.
Poi tornava alla casa che lo proteggeva, dissimulando l’affanno e l’eccitazione dello scontro, nascondendo a volte un graffio, un livido, un vestito strappato. Libri, musica, parole, affetti lo avvolgevano e lo isolavano dai campi abbandonati; per prepararlo, pensava, per risparmiare le sue forze come si fa con il campione destinato alla conquista di un titolo: non fosse mai che un banale incidente, magari in un gioco troppo spavaldo, gli togliesse forza o abilità quando fosse arrivato il momento.
Era per paura, invece. Convinti della loro ineluttabile fragilità, l’uomo e la donna che lo accompagnavano passo passo, gli sussurravano silenziosamente che erano deboli, loro, che dovevano risparmiarsi, cautelarsi. Mai alzare troppo la testa, mai urlare troppo forte, mai dirsi o anche solo sentirsi fieri; uscire poco, sempre con la testa bassa e lo sguardo attento.
Stare lì non gli sarebbe consentito, dunque. Le scarpe nella polvere, il bastone in mano, lo sguardo alto a scrutare gli occhi duri e crudeli degli altri ragazzi..
Eppure, incredibilmente, c’era. Fino ad allora bersaglio - per la sua natura ombrosa, per l'educazione severa e affettuosa - di scherni e a volte di minacce. O di promesse.
Attese che il ragazzo più grande e brutale gli fosse abbastanza vicino e quasi non si accorse del rumore violento fra le sue mani, un attimo prima di vedere il fiore rosso sul viso di quello.
Poi, la fuga di tutti. E le braccia che lo afferravano, il viaggio febbrile con il colpevole sapore della vittoria in bocca. Anni nascosti, quasi, di brande e di lettere, di cortili freddi. E di brevi ritorni nella casa, senza mai più rivedere il campo di sterpi.
L’altra semiprigione dove scelse di rinchiudersi appena potè farlo non gli pesò. Gli ordini urlati, lo studio, la fatica della marcia, erano come altrettanti veli che si depositavano sulla memoria, a nascondergli l’occhio devastato di quel ragazzo ormai non più ragazzo; a sciogliere colpe e ricordi, a ricreare attese e speranze. Sogni, nella brandina, dopo lezioni e prove, divisa addosso. Sogni di fucili in mano, di coltelli che lacerano carni sconosciute, di baraonde di colpi e di urla.
Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. (Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari)
ArimaneBis, 02:10 | link | commenti (1)
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#1   06 Marzo 2007 - 14:31
 
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