sabato, 03 marzo 2007
Il gioco dei Falsi incipit proposto da Zop: un racconto che si conclude con l'incipit di un'opera, ispirato dall'opera stessa; qui, un racconto suggerito dall'incontro con Cronomoto.


Doppio furto 
 
- In genere ci cadono quasi subito. Basta non essere troppo espliciti, all’inizio.
La ragazza rossa con la gonna lunga alzò la mano.
- In sostanza rubiamo le loro storie.
- Sì, più o meno è così. La prima telefonata serve da esca; poi si tratta di riconoscere il “cliente” giusto. Non avete idea di quanta gente ha voglia di raccontarsi, e quanti segreti è disposta a rivelare; e di quanta fantasia vada sprecata. E di quante cose accadono a chi sembra che non faccia nulla di più del normale. Quello che per loro è noia, per altri è delizia. Dovete parlare, stimolare, provocare, diventare amici, confidenti. Poi ascoltare. La sera, finite le telefonate, mettete tutto in pulito. Nel fine settimana si scelgono i pezzi giusti e si monta la storia.
L’agente si mosse verso i banchi dei giovani agguerriti, pronti a trasfigurare le idee della gente, a piegarle nelle parole giuste. Sorrise, li congedò per la pausa.
Una volta nell’ufficio, guardò il suo compagno
- Quanti credi che ne tireremo fuori, da questi?
- Un paio di sicuro, forse di più. La rossa sembra motivata. Fammi guardare… sì, ha le carte in regola, il saggio di scrittura è buono.
- Dio mio! Se penso quanto potrebbero guadagnare loro stessi, con quello che scrivono!
- Lascia andare; siamo noi a creare, in realtà. Noi ci mettiamo tutto. Loro sono solo le nostre penne, strumenti.
- Ma gli altri? Sono loro a pensare, a desiderare quello che ci consegnano.
Guardò di sfuggita la parete con i libri degli autori inesistenti, pensando ai prossimi nomi da inventare; Starr, gli venne in mente per primo. No: Shaw; meglio, più accattivante.
Uscì di nuovo nella stanza grande. I ragazzi erano già ai telefoni, mani sulle tastiere. Distribuì i fogli con i numeri. La ragazza rossa fu la prima a digitarne uno, dalla sua lista.
Intrappolato nel suo guscio di noia come un cavalluccio marino in un portachiavi di plastica, Breton trovò quasi gradevole lo squillo del telefono (Bob Shaw, Cronomoto).
ArimaneBis, 10:39 | link | commenti
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